CRESCE L'ALFABETIZZAZIONE FINANZIARIA, DECISIVE ISTRUZIONE E CONDIZIONI DI VITA

contanti
15-03-2024

Gli italiani sono sempre più consapevoli in ambito finanziario. La Banca d’Italia nelle sue periodiche indagini ha rilevato come ci sia stata una crescita di quella che definisce “alfabetizzazione finanziaria”: su un indice da 0 a 20 nel 2017 questa raggiungeva un punteggio di 10, nel 2020 di 10,2, nel 2023 di 10,6.

Si tratta di un progresso limitato, ma parliamo pur sempre di un aumento del 6% in sei anni. Ma il dato fondamentale è un altro e riguarda un aspetto qualitativo: a essere migliorati sono i punteggi nell’ambito di quelli che Banca d’Italia chiama “comportamenti” e “atteggiamenti” davanti al denaro. 

Per comportamenti si intende la capacità di fissare obiettivi finanziari, di programmare le risorse e l’abitudine alla puntualità nei pagamenti. In questo ambito si è passati dai 4,4 punti del 2017 ai 4,2 del 2020, fino ai 4,6 del 2023. Per atteggiamenti, invece, si intende l’attitudine al risparmio precauzionale nel lungo periodo o l’accortezza nell’uso del denaro: in questo caso il punteggio è passato nei tre anni esaminati da 2,1 a 2 a 2,3.

Nell’ultimo triennio è invece diminuita la conoscenza tecnica dei concetti economici e finanziari, quindi, per esempio, delle nozioni di inflazione, tasso di interesse, della differenza tra tasso di interesse semplice e composto, di cosa significa diversificazione del rischio. Se tra 2017 e 2020 in questo campo c’era stata una crescita del punteggio da 3,5 a 3,9, tra il 2020 e il 2023 si è scesi a 3,7.

Non è da escludersi che la pandemia, che ha colpito molti anche a livello economico, abbia giocato un ruolo rilevante nel rendere  gli italiani più attenti e più consapevoli, a livello pratico, dell’importanza della programmazione delle proprie risorse.

Tra i giovani gli studenti che vivono da soli sono i più alfabetizzati finanziariamente

Bankitalia ha inoltre effettuato una seconda indagine sullo stesso tema, prendendo però in considerazione i soli giovani. È stata realizzata con modalità diverse, ma anche in questo caso si distingue tra competenze teoriche e comportamenti pratici. 

Guardiamo prima a questi ultimi, ovvero all’attenzione alla sostenibilità delle spese, al rispetto delle scadenze, alla pianificazione per il futuro, all’accantonamento dei risparmi. Ciò che emerge è che il maggiore divario, di 2,5 punti su un totale di 5, è quello riscontrabile tra coloro che vivono con i genitori e coloro che sono andati a vivere da soli: i secondi risultano molto più responsabili dei primi. Naturalmente anche l’essere laureati, in particolare in economia, è un fattore che rende più consapevoli rispetto a chi si è fermato alla terza media, così come l’essere lavoratori, autonomi o dipendenti, rispetto all’essere disoccupati. Tuttavia, in nessun caso c’è un divario paragonabile a quello che intercorre tra i giovani indipendenti e quelli che ancora dipendono dalla famiglia d’origine.

Un altro dato interessante è quello che riguarda le competenze, ovvero la conoscenza di alcuni concetti come inflazione, diversificazione, ecc. Gli under 35 che studiano sono più competenti di quelli che lavorano (anche se di pochi punti), anche perché tra i secondi vi sono coloro che non hanno proseguito gli studi dopo il diploma. 

In sostanza secondo Banca d’Italia, perlomeno tra i giovani, non c’è nessuno più alfabetizzato e consapevole finanziariamente dell’universitario fuori sede, che deve mantenersi da solo e barcamenarsi tra affitti da pagare e risparmi da mettere da parte.